sabato, 11 luglio 2009

Quanto è rilassante farsi cullare dalla corrente sdraiati su un morbido materassino con Marisa Monte come sottofondo musicale (só quero chocolate). Ma stamattina non è questo il mio programma. Oggi ho deciso di darmi ad attività altrettanto rilassanti ma più faticose.
Come può un'attività essere contemporaneamente rilassante e faticosa, mi chiedete? Già, sembra un ossimoro, ma col sudore vanno via anche i cattivi pensieri e il mal di testa che da ieri mi assilla; il battito del cuore accelerato, poi, facilità la circolazione del sangue e delle idee.
Ciò detto, mi armo dello stretto indispensabile: fazzolettini, lettore mp3 ed una mappa della metropolitana di Parigi, nel caso decidessi di allungare la mia passeggiata andando da Anvers per arrivare, cambiando a Charles de Gaulle Etoile, fino a Champ de Mars.
Il problema del correre nelle strade vicino casa mia è che abito in una vallata. Ciò implica che qualsiasi strada decida di percorrere questa sarà inevitabilmente in salita.
La fatica non si fa aspettare molto, passano pochi minuti prima della rottura del fiato. Dalla cuffia che proprio non vuole saperne di restare per più di venti secondi ad altezza orecchio (devo decidermi a comprarne un paio nuovo) si diffonde un incoraggiante Allevi.
Supero la prima delle tante curve che mi aspettano. Sono riuscito a reggere più di quanto sperassi, immaginavo di essere del tutto fuori allenamento.
Un camion tiene a mostrarmi da vicino la sua fiancata e a farmi sfiorare la paretaria attaccata ai muri che tanto tentavo di evitare. Inconvenienti di una strada stretta.
Allevi termina e lascia il posto a Battiato, "ed è in certi sguardi che si intravede l'infinito". Provo a svuotare la testa dai pensieri, ma l'unico risultato evidente è lo svuotamento di liquidi dal mio corpo, con riversamento di sudore lungo tutta la schiena.
Finalmente terminano le curve e la salita più ripida. La pendenza della strada continua ad essere a gradi positivi, ma il valore del seno si avvicina sempre più a quello dell'arco. Potrei accelerare il passo, ma il regolarmi male con la velocità nella salita (già, regolarmi con la velocità, una dei miei difetti) consiglia ai polmoni e alle gambe di evitare tale sforzo, e questi, a loro volta, girano il consiglio al cervello.
Per combattere lo sforzo avrei dovuto caricare anche i Vangelis: correre con colonna sonora "Momenti di Gloria" sarebbe stato senz'altro più incoraggiante. Anche qualche soundtrack di Rocky avrebbe avuto lo stesso effetto.
Finalmente arrivo alla piazza del paese. Strano abitare qui da anni e passare ogni volta di fretta con l'auto, senza mai aver il tempo di fermarsi a sedere negli scaloni. Finalmente ho l'opportunità di farlo. "The dreams we dream of what life brings". Seguo il consiglio del lettore e approfitto della pausa per respirare e riprendere un po' di fiato. Un vecchietto seduto nell'unico angolo ombroso della piazza mi guarda incuriosito. Gli sorrido mentre mi appoggio ad una ringhiera e lento faccio scivolare il mio corpo sul grezzo cemento pensato come panchina.
Giusto un paio di minuti per permettere alle molecole di ADP di di aggiungere al loro zaino un gruppo fosfato e di nuovo in piedi.
Stavolta la strada è in discesa ed il cammino è reso più agevole. Dal nuovo lato della strada un piccolo ruscello di acque d'irrigamento mi accompagna col suo fruscio ininterrotto. Troppo piccolo e sporco per immegermi, ma sufficientemente socievole come compagno di viaggio. Enya e i Radiohead si danno il cambio mentre una stradina di campagna, di quelle non asfaltate e di cui quasi non ti accorgi passandoci accanto, spunta davanti a me. La strada in discesa mi ha permesso di recuperare un po' di forze, quindi posso permettermi di allungare un po' il cammino. Scendo, continuando il mio passo di maratona e mi ritrovo davanti un precipizio ed un'intera vallata verde davanti ai miei occhi. Ed anche un paio di persone che mi osservano tra lo stupito e l'infastidito. Qualche cartello "Proprietà privata" deve essermi sfuggito durante le mie esplorazioni (troppa voglia di esplorare, altro mio difetto). Lancio un concicliante "Buon giorno", senza ovviamente ottenere risposta, e ruoto di un angolo piatto il mio asse riprendendo a correre.
Salutare gli sconosciuti non è un'usanza locale. La prima volta che, passeggiando di notte per le strade di Arras, un tizio sulla trentina, davanti la porta di casa a fumarsi una sigaretta, mi lanciò il suo "Bonsoir" restai quasi stupito. Risposi chiedendomi tra me e me se era qualcuno che già conoscessi o che magari voleva attaccare bottone con me. In seguito ho scoperto che non era così insolito questo inaspettato (per me) gesto di cortesia. Da allora anch'io ho preso questo brutto vizio.
La stradina sterrata lascia nuovamente il posto all'asfalto. "Cinque, la mucca". Divido il poco fiato che mi resta tra un respiro affannato ed un canto stonato e demenziale.
Una seicento rossa mi passa accanto. Chissà se ci sono io lì dentro.
Ormai sono quasi arrivato. Il ponte pianeggiante da attraversare è seguito da una salita. Seppur la strada che mi rimane è breve, ed ho ancora fiato a sufficienza per non svenire, decido di rallentare e fare gli ultimi metri rimasti dal cancello a passo normale.
Rientro a casa, col respiro un po' più pesante ma la testa decidamente più leggera.

postato da: ceskino alle ore 15:21 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero
sabato, 20 giugno 2009
postato da: ceskino alle ore 13:04 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero
venerdì, 29 maggio 2009

E come delle formiche continuiamo a camminare. Non interrogandoci sulla strada già tracciata da altri, né se questa mai finirà o proseguirà invece perpetuamente senza mai un obiettivo da raggiungere. Solo ogni tanto qualche fermata di riposo e poi via, di nuovo in viaggio, accelerando per recupare il tempo perduto.
Le nostre compagne accanto, anche loro affannate nel trasportare molliche verso un'imprecisata meta. Ogni tanto, in lontananza, scorgiamo altre formiche muoversi in direzioni diverse dalla nostra. Chissà se la strada giusta è la loro oppure la nostra. Forse nel loro apparente camminare sotto sopra e in verso opposto sono riusciti a scoprire ciò che cercavano, una finalità agognata, un risultato conclusivo.
Solo uno sguardo dall'esterno potrebbe farci comprendere che la strada è la stessa per tutti e che non vi è alcuna distinzione, alcuna meta, alcun significato al di fuori dello stesso camminare.
Ma intrappolati in una dimensione troppo bassa ci sfugge questa elementare intuizione. E come delle formiche continuiamo a camminare.


postato da: ceskino alle ore 23:44 | Permalink | commenti (1)
categoria: se son dumore nero
mercoledì, 20 maggio 2009
postato da: ceskino alle ore 23:40 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero
giovedì, 07 maggio 2009
postato da: ceskino alle ore 23:04 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero
domenica, 26 aprile 2009
Passeggiavano ormai da più di un'ora. Avanti e indietro lungo quella battigia.
Da un lato il mare, con qualche onda bassa che ogni tanto bagnava loro le scarpe e le caviglie.
Dall'altro la spiaggia, quella spiaggia fino a qualche ora prima affollata da bambini architetti di effimeri castelli di sabbia; da adolescenti che improvvisavano tuffi nonostante il fondale basso; da famiglie composte da madri schiamazzanti e nonne lamentose.
E adesso invece così deserta, così silenziosa.
Pure i gabbiani l'avevano abbandonata. Il tramonto era già passato da un pezzo.
Il buio li avrebbe circondati completamente se non fosse stato per le luci della città in lontananza e quel faro che a intervalli regolari ricordava loro e alle navi la sua ripetitiva esistenza.
Passeggiavano ormai da più di un'ora. E nessuno dei due dava il benché minimo segno di stanchezza.
Avevano discusso di tutto e di niente. Discorsi che il giorno dopo sarebbero sembrati privi di ogni significato ma che in quell'istante servivano a darsi una scusa per restare l'uno a fianco all'altra, a scambiarsi vocali, consonanti, suoni.
D'un tratto lui si arrestò.
- Sai ballare?
- Co... come? Ballare?
- Sì, ballare. Non parlo dei movimenti scoordinati e privi d'armonia da discoteca. Hai mai ballato il tango?
Lei abbassò un attimo lo sguardo e ammise quasi con vergogna
- No.
- Beh, c'è sempre una prima volta. disse sfoderando un largo sorriso tranquillizante.
Immediatamente si spostò di fronte a lei, ed ella si sentì sussultare. L'occhio le diceva che era distante circa mezzo metro ma aveva la strana sensazione che nel suo cambiare posizione i corpi si fossero avvicinati e fossero ora a pochi millimetri l'uno dall'altro.
Sempre sorridendo con la destra le afferrò la mano sinistra, mentre l'altra mano scivolava dietro la schiena.
Un brivido, o forse una leggera scossa elettrica, la percorse la colonna dorsale. Fu sorpresa da quella decisione mista a dolcezza, al tempo stesso sensuale e senza alcuna malizia.
- Vediamo da dove cominciare. Direi di lasciar perdere inizialmente voleos e sacadas. Ed anche il ganchos. Che ne dici di inziare con un ocho?
L'espressione di lei passo da sorpresa a interrogativa.
- Sì, hai ragione. Meglio iniziare con una salida basica.
- Una saladaché?
Egli sorrise e con paziente gentilezza aggiunse:
- È più facile di quanto sembri; segui i miei passi e la mia voce.
Stringendola a se portò indietro il piede destro. Con qualche attimo di ritardo lei lo seguì avanzando col sinistro.
- Bene, come inizio non c'è male.
Quindi spostò il piede sinistro lateralmente, seguito, uno o due secondi dopo, dal corrispettivo destro della neo-ballerina.
- Perfetto, vedi che impari in fretta? Continuiamo.
Per un paio di altri passi i piedi continuarono a spostarsi e ad inseguirsi.
Al quinto passo egli portò il destro quasi a toccare il proprio sinistro e rivolgendosi allo sguardo attento che aveva di fronte disse:
- Adesso il cruzado: prova ad incrociare le gambe, ma solo leggermente.
Lei ci provò, perdendo goffamente l'equilibrio. Per poco non cadde sulla sabbia. Fortunatamente il braccio cinto dietro la schiena prontamente la risollevò.
- Sono troppo sgraziata, forse è meglio rinunciarci.
- Assolutamente erroneo come giudizio, sei un'allieva perfetta.
Lei sorrise timidamente, abbassando nuovamente lo sguardo.
Continuarono a ballare per alcuni minuti, sebbene a entrambi, sembrava fossero passate ore. Dopo il terzo o quarto piede pestato l'improvvisato maestro si bloccò e guardandola disse:
- Proviamo senza scarpe, la sabbia non è poi fredda e danzare a contatto con i granelli della spiaggia è un'esperienza che ancora non ho provato.
Così fecero e riprendendosi per le mani tornaro al loro tango silenzioso con le luci della città sempre più distanti e quella della luna sempre più vicina.
Gli occhi si incrociavano e allontanavano a tempo di una musica immaginata ma non per questo meno reale, quando, a causa di un cruzado fatto con troppa fretta, lei perse nuovamente l'equilibrio.
Forse per distrazione o forse per consapevole mancanza, stavolta lui non riuscì ad afferrarla e ad impedirle la caduta. Anzi fu lui stesso squilibrato da quel passo di danza sbagliato e si ritrovarono entrambi distesi sulla sabbia.
Ella scoppiò in una calda risata seguita dopo un attimo dal riso di lui supino lì accanto.
Si girarono nella sabbia trovandosi con lo sguardo l'una di fronte l'altro, stavolta realmente a distanza di pochi millimetri.
Le labbra si incontrarono, prima con movimenti lenti e insicuri e poi, a poco a poco, con una grazia e sicurezza sempre maggiore.
Anche le mani tornarono un paio ad incrocarsi tra loro ed un paio dietro le schiene. E lì, da sdraiati, ripresero il loro tango.
postato da: ceskino alle ore 20:30 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero
sabato, 25 aprile 2009
postato da: ceskino alle ore 12:48 | Permalink | commenti
categoria: comunicazioni di servizio
domenica, 19 aprile 2009

Just a man with a man's courage,
he knows nothing but a man
but he can never fail.
postato da: ceskino alle ore 21:51 | Permalink | commenti (1)
categoria: se son dumore nero
venerdì, 17 aprile 2009
postato da: ceskino alle ore 21:18 | Permalink | commenti (3)
categoria: comunicazioni di servizio
lunedì, 30 marzo 2009
postato da: ceskino alle ore 15:08 | Permalink | commenti
categoria: se son dumore nero