Quanto è rilassante farsi cullare dalla corrente sdraiati su un morbido materassino con Marisa Monte come sottofondo musicale (só quero chocolate). Ma stamattina non è questo il mio programma. Oggi ho deciso di darmi ad attività altrettanto rilassanti ma più faticose.
Come può un'attività essere contemporaneamente rilassante e faticosa, mi chiedete? Già, sembra un ossimoro, ma col sudore vanno via anche i cattivi pensieri e il mal di testa che da ieri mi assilla; il battito del cuore accelerato, poi, facilità la circolazione del sangue e delle idee.
Ciò detto, mi armo dello stretto indispensabile: fazzolettini, lettore mp3 ed una mappa della metropolitana di Parigi, nel caso decidessi di allungare la mia passeggiata andando da Anvers per arrivare, cambiando a Charles de Gaulle Etoile, fino a Champ de Mars.
Il problema del correre nelle strade vicino casa mia è che abito in una vallata. Ciò implica che qualsiasi strada decida di percorrere questa sarà inevitabilmente in salita.
La fatica non si fa aspettare molto, passano pochi minuti prima della rottura del fiato. Dalla cuffia che proprio non vuole saperne di restare per più di venti secondi ad altezza orecchio (devo decidermi a comprarne un paio nuovo) si diffonde un incoraggiante Allevi.
Supero la prima delle tante curve che mi aspettano. Sono riuscito a reggere più di quanto sperassi, immaginavo di essere del tutto fuori allenamento.
Un camion tiene a mostrarmi da vicino la sua fiancata e a farmi sfiorare la paretaria attaccata ai muri che tanto tentavo di evitare. Inconvenienti di una strada stretta.
Allevi termina e lascia il posto a Battiato, "ed è in certi sguardi che si intravede l'infinito". Provo a svuotare la testa dai pensieri, ma l'unico risultato evidente è lo svuotamento di liquidi dal mio corpo, con riversamento di sudore lungo tutta la schiena.
Finalmente terminano le curve e la salita più ripida. La pendenza della strada continua ad essere a gradi positivi, ma il valore del seno si avvicina sempre più a quello dell'arco. Potrei accelerare il passo, ma il regolarmi male con la velocità nella salita (già, regolarmi con la velocità, una dei miei difetti) consiglia ai polmoni e alle gambe di evitare tale sforzo, e questi, a loro volta, girano il consiglio al cervello.
Per combattere lo sforzo avrei dovuto caricare anche i Vangelis: correre con colonna sonora "Momenti di Gloria" sarebbe stato senz'altro più incoraggiante. Anche qualche soundtrack di Rocky avrebbe avuto lo stesso effetto.
Finalmente arrivo alla piazza del paese. Strano abitare qui da anni e passare ogni volta di fretta con l'auto, senza mai aver il tempo di fermarsi a sedere negli scaloni. Finalmente ho l'opportunità di farlo. "The dreams we dream of what life brings". Seguo il consiglio del lettore e approfitto della pausa per respirare e riprendere un po' di fiato. Un vecchietto seduto nell'unico angolo ombroso della piazza mi guarda incuriosito. Gli sorrido mentre mi appoggio ad una ringhiera e lento faccio scivolare il mio corpo sul grezzo cemento pensato come panchina.
Giusto un paio di minuti per permettere alle molecole di ADP di di aggiungere al loro zaino un gruppo fosfato e di nuovo in piedi.
Stavolta la strada è in discesa ed il cammino è reso più agevole. Dal nuovo lato della strada un piccolo ruscello di acque d'irrigamento mi accompagna col suo fruscio ininterrotto. Troppo piccolo e sporco per immegermi, ma sufficientemente socievole come compagno di viaggio. Enya e i Radiohead si danno il cambio mentre una stradina di campagna, di quelle non asfaltate e di cui quasi non ti accorgi passandoci accanto, spunta davanti a me. La strada in discesa mi ha permesso di recuperare un po' di forze, quindi posso permettermi di allungare un po' il cammino. Scendo, continuando il mio passo di maratona e mi ritrovo davanti un precipizio ed un'intera vallata verde davanti ai miei occhi. Ed anche un paio di persone che mi osservano tra lo stupito e l'infastidito. Qualche cartello "Proprietà privata" deve essermi sfuggito durante le mie esplorazioni (troppa voglia di esplorare, altro mio difetto). Lancio un concicliante "Buon giorno", senza ovviamente ottenere risposta, e ruoto di un angolo piatto il mio asse riprendendo a correre.
Salutare gli sconosciuti non è un'usanza locale. La prima volta che, passeggiando di notte per le strade di Arras, un tizio sulla trentina, davanti la porta di casa a fumarsi una sigaretta, mi lanciò il suo "Bonsoir" restai quasi stupito. Risposi chiedendomi tra me e me se era qualcuno che già conoscessi o che magari voleva attaccare bottone con me. In seguito ho scoperto che non era così insolito questo inaspettato (per me) gesto di cortesia. Da allora anch'io ho preso questo brutto vizio.
La stradina sterrata lascia nuovamente il posto all'asfalto. "Cinque, la mucca". Divido il poco fiato che mi resta tra un respiro affannato ed un canto stonato e demenziale.
Una seicento rossa mi passa accanto. Chissà se ci sono io lì dentro.
Ormai sono quasi arrivato. Il ponte pianeggiante da attraversare è seguito da una salita. Seppur la strada che mi rimane è breve, ed ho ancora fiato a sufficienza per non svenire, decido di rallentare e fare gli ultimi metri rimasti dal cancello a passo normale.
Rientro a casa, col respiro un po' più pesante ma la testa decidamente più leggera.






















